sabato 16 marzo 2013
atomi.
[Pomi alla scrivania. È sera, probabilmente dopo le undici. Sta leggendo da un'agendina azzurra di qualche anno prima. I fogli sono leggeri, l'inchiostro è nero, la copertina di pelle morbida]
"Non sono riuscito a dire bene neanche il primo ti amo. Che disastro che sono. È venuta una cosa tipo «tmgff...». Pace. Tanto dire «il primo ti amo» è una stupidata: ogni ti amo sarà il primo, mi sa. Anche se non voglio che ce ne siano altri.
È una cosa così grande! Come fa a stare dentro cinque lettere, dico io. Cotta la puoi dire con cinque lettere. Una cotta, una cosa così, da cinque lettere e via.
Ma ti amo?
Troppa roba, troppa roba.
Come fanno a dire tutto! Cinque lettere per dire quello che sento per te... Ma siam pazzi. E scriverlo!
No, ma perché dirlo... Hai l'intonazione, il sussurro, quello che vuoi. Gli dai un certo che. Ma scriverlo è proprio avvilente. «Ti amo!!» suona finto entusiasmo. «Ti amo»... Na. Finto intellettuale distaccato.
Magari mescolando un po' le lettere diventa un po' più interessante. Motia. Timoa. Tmioa. Tmioa bello, sembra un po' "tu mio". Amoti. Atomi. Atomi! Atomi mi piace. Ogni cosa è fatta di atomi! Atomi, d'ora in poi dirò atomi. Chissà se mi capirà.
Io e te sono altre cinque lettere. Saranno anche con due spazi, ma son pur sempre cinque lettere. Dice già di più. Io e te. E quasi non ci posso credere! Io. E. Te. Siamo noi due dentro cinque lettere. Noi due vicini, dentro una frase sola: io e te. Che bello. Non riesco a smettere di dirlo: io e te, io e te, io e te, io e te. Atomi."
Cosa leggi? [Pomi, armato di candela e berretto da notte, è apparso alle spalle di Pomi]
Niente! [Pomi chiude velocemente l'agenda]
Cos'è? È tua?
No. Un amico. Me l'ha prestata. Ha scritto... Un dialogo. Vuole un parere. Vado a lavarmi i denti. Buonanotte. [Pomi svicola e scappa fuori dalla stanza]
[Popi resta solo nella stanza. Aspetta che di sentire la porta del bagno che si chiude, poi si avvicina all'armadio, apre il cassetto che nasconde il nascondiglio segreto: i pantaloni strappati sono ancora lì. Sospira, poi richiude il cassetto.
Spegne la luce, esce dalla stanza]
Buio.
venerdì 8 marzo 2013
ancora
Pomi
sì?
guarda che li ho trovati sai
...
perché ti ostini? Vanno buttati! Non c'è più niente da riparare, l'hai capito anche tu.
Non sono pronto!
...
Guru mi ha detto che se prendere una decisione costa troppo dolore vuol dire che non è il momento giusto per prenderla.
Pomi, ma se ti costa troppo dolore anche non prenderla, forse è il momento di pensare in termini un po' più ampi e non limitarsi al momento.
sì, ma
sì ma niente.
...
lo sai che è così
sì. Ed è tanto difficile.
Lo so, Pomi. Lo so.
...
Ma ci sono qui io con te.
sì?
guarda che li ho trovati sai
...
perché ti ostini? Vanno buttati! Non c'è più niente da riparare, l'hai capito anche tu.
Non sono pronto!
...
Guru mi ha detto che se prendere una decisione costa troppo dolore vuol dire che non è il momento giusto per prenderla.
Pomi, ma se ti costa troppo dolore anche non prenderla, forse è il momento di pensare in termini un po' più ampi e non limitarsi al momento.
sì, ma
sì ma niente.
...
lo sai che è così
sì. Ed è tanto difficile.
Lo so, Pomi. Lo so.
...
Ma ci sono qui io con te.
sabato 2 marzo 2013
Strappi - ultima volta
È un po' l'ultimo di questi strappi qui, di esattamente un anno fa. Erano stati un po' una premonizione, diciamo.
Eh già.
Purtroppo.
...
Buio.
Eh già.
Purtroppo.
[Pomi entra nella stanza;
indossa un paio di pantaloni di tela piuttosto larghi: non sembrano di gran qualità, hanno diversi rattoppi e uno strappo molto grande
al cavallo. Popi sta guardando un telefilm in russo al computer.]
Popi...
Dimmi Pomi.
…
Che succede?
…
Pomi? [Popi si gira e
vede Pomi che scoppia in lacrime e scivola a sedere, la schiena
appoggiata al termosifone]
Si sono strappati ancora,
Popi. Ancora!
[parla piagnucolando,
interrotto di continuo dai singhiozzi]
Guarda!
… Pomi, ma che razza di
mutande...?
Baaahahaaa! [Pomi affonda
il viso tra le mani]
[Popi mette in pausa il
telefilm, sposta il computer al suo fianco, si siede per terra vicino
a Pomi]
… Pomi...
…
...
Pensavo che resistessero,
stavolta! Li avevamo riparati!
A dire il vero li avevi sistemati da solo
Sembravano a posto!
Pomi...
Era ricucito!
Pomi, era rattoppato alla
buona.
…
…
…
Cos'hai fatto per
strapparli di nuovo?
Mi sono arrampicato su un
albero.
…
… [singhiozzo]
Pomi, se ne compra un
paio nuovo, dai. [si alza]
Noo, io voglio questi!
Pomi... È un paio di
pantaloni come un altro.
Sono speciali! I primi!
E sono bellissimi, guarda... Basterebbe una toppa, qui. Magari
cucendola dall'interno... Poi farei attenzione, eviterei di muovermi troppo... Potrebbe funzionare!
Ti troveresti con più
filo che stoffa, immobilizzato come una mummia e comunque con un paio di pantaloni disastrosi. Ancora più di quanto non lo siano già.
…
Pomi, ogni benedetto strappo è andato così: grandi pianti, poi una riparazione express, e via di nuovo facendo finta che lo strappo non ci fosse mai stato. E subito se ne apriva un altro. Capisci, Pomi? Non va bene! È la settima volta che succede! E il ginocchio, e i due passanti, e l'altro ginocchio, e gli orli, e la cerniera, e il cavallo... E basta!
Pomi, ogni benedetto strappo è andato così: grandi pianti, poi una riparazione express, e via di nuovo facendo finta che lo strappo non ci fosse mai stato. E subito se ne apriva un altro. Capisci, Pomi? Non va bene! È la settima volta che succede! E il ginocchio, e i due passanti, e l'altro ginocchio, e gli orli, e la cerniera, e il cavallo... E basta!
...
Non
erano neanche della taglia giusta, ti scivolavano via di dosso! Li
avevi comprati senza provarli, ma sono errori che si fanno. Adesso
basta buttarli via, dai.
…
Pomi
[singhiozzo] Non li voglio buttare! [singhiozzo]
E allora chiudili in un armadio! Ma lasciali lì, almeno per un
po'. Lascia che stiano lì. Poi magari nel frattempo troviamo
un sarto bravissimo che ce li rimette a nuovo, eh? O, se vuoi, te li puoi
fare tu! Andiamo a comprare una bella stoffa e impari a usare la
macchina da cucire. Che ne dici?
…
…
…
Pomi...
… buttali via tu. [non
alza lo sguardo dal pavimento]
...
...
D'accordo.
...
D'accordo.
[Pomi si sfila i
pantaloni senza alzarsi in piedi. Popi li prende, apre lo sportello
della spazzatura e li butta nel secco.]
Ecco fatto. Dai, adesso
andiamo a vestirci che ne cerchiamo un paio nuovo. Stavolta prima te li provi,
però. Va bene?
[Pomi annuisce, testa
china. Popi sale le scale ed esce di scena. Dopo aver sentito i passi
che si allontanano, Pomi sgattaiola verso la spazzatura. Apre lo sportello e recupera furtivamente i pantaloni; li guarda da tutti i lati, poi li appallottola e
li infila sotto la camicia. Zampetta in camera e li infila nel
nascondiglio segreto sotto all'armadio. Resta qualche minuto in
piedi, guardando il cassetto dietro cui sono nascosti. Dondola un po', fa scrocchiare una
caviglia. Per un paio di volte fa per riprenderli e buttarli, poi ci
ripensa ancora]
Pomi, andiamo? [Popi è pronto per uscire, lo chiama da fuori campo]
Arrivo. [Pomi indossa
velocemente un paio di bermuda multicolor e va verso la porta. Spegne
la luce.]
Buio.
sabato 9 febbraio 2013
Undici
Le 11 domande per i blog nominati:
- Perché hai deciso di aprire un blog?
- Qual è il tuo sogno più grande?
- Hai un rimpianto a cui pensi spesso?
- La città dove vorresti vivere?
- Se tu fossi un personaggio storico, chi vorresti essere?
- Che passioni hai?
- Il ricordo d'infanzia più bello?
- Cosa fai nel tempo libero?
- Il tuo colore preferito è (e perché)?
- C'è un libro e/o un film che consiglieresti?
- Avessi una bacchetta magica, cosa cambieresti nella tua vita?
Emmecosì mi ha tirata dentro questa cosa degli undici blog, e mi ha fatto queste domande. Cioè, le ha fatte a me e ad altri dieci blog.
Poi dovrò dirvi undici cose su di me, e scegliere altre undici persone cui fare undici domande.
E andiamo.
1. Il blog credo di essermelo trovato quando avevo msn. Da lì ho scoperto che averlo mi piaceva e ho continuato, disseminandomi su varie piattaforme.
2. Domanda difficile, provo a rispondere dopo.
3. No, ma ne ho vari a cui penso ogni tanto. Uno tra questi è quello di aver mangiato così tanta pastasciutta alle medie da esser diventata -come mi avrebbero definita per i seguenti dieci anni- "robusta".
4. La città mi mette un po' ansia. Però penso che Venezia potrebbe andare bene.
5. Ohh, un'ottocentesca nobildonna russa. Non necessariamente imperatrice.
6. Sempre le stesse da quando ero piccola: leggere, scrivere, disegnare. LSD. Oddio, non l'avevo mai notato. Comunque no, l'LSD non rientra direttamente nelle mie passioni. Poi farmi domande inutili e cercare le risposte su internet.
7. Tanti.
8. Non ho tempo libero, quindi non mi si pone il problema!
9. Vari, e cambiano.
10. Anna Karenina come libro e come film La Migliore Offerta. Oppure Il Concerto.
11. Il metabolismo. Lo farei andare come una Ferrari, cacchio.
Undici cose su di me.
Mhmh.
1. ho un solo buco alle orecchie.
2. ho studiato in due conservatori diversi.
3. mi piace portare un anello sul medio.
4. amo i gatti.
5. quando discuto mi trasformo in una mietitrebbia umana.
6. vado pazza per gli scrittori russi, e poi mi sento in colpa se mi annoio leggendo uno dei loro mattoni di novecento pagine.
7. la mia camera potrebbe essere usata per sperimentare i livelli dell'entropia.
8. non sono molto stabile con le opinioni, cambio spesso punto di vista.
9. per un periodo avevo il "mi innamoro di chiunque mi parli" mood.
10. ho usato un mascara per la prima volta in quarta superiore.
11. non sono capace di fumare.
1. 2. 3. Alex V, Midori e Lucia
4. Aleja B.
6. Patalice
7. Diciassettenne
8. LuciusDay
9. Serena
Poi gli altri potrebbero essere i primi che leggono questo post. Vanno bene anche se poi sono più di undici, eh!
7. Diciassettenne
8. LuciusDay
9. Serena
Poi gli altri potrebbero essere i primi che leggono questo post. Vanno bene anche se poi sono più di undici, eh!
Le undici domande, che faccio a chiunque legga -che se ha voglia di rispondere mi fa piacere-
1. hai le mani che si congelano facilmente?
2. fai la raccolta differenziata?
3. da quanto tempo blogghi, e sei fedele al tuo PB (che sarebbe Primo Blog, e non Primo Bacio come dice Lei)?
4. ti piaceva la matematica?
5. se tu fossi un oggetto, cosa saresti?
6. piangevi per andare a scuola?
7. che superpotere avresti, se fosse possibile?
8. ti senti un po' misantropo?
9. quanti libri leggi all'anno? (lit chick fuori dalla lista, please)
10. mac o windows?
11. pensi che l'ananas faccia veramente dimagrire?
Tracy C.
Mi sono innamorata di lei e delle sue canzoni qualche giorno fa. Non potevo non metterne neanche una qui!
Give Me One Reason
Give me one reason to stay here,
And I'll turn right back around
Because I don't wanna leave you lonely,
But you got to make me change my mind
Baby, I got your number,
And I know that you got mine
But you know that I called you,
I called too many times
You can call me baby,
You can call me anytime,
But you got to call me
Give me one reason to stay here,
And I'll turn right back around
Give me one reason to stay here,
And I'll turn right back around
Because I don't wanna leave you lonely,
But you got to make me change my mind
I don't want no one to squeeze me,
They might take away my life
I don't want no one to squeeze me,
They might take away my life
I just want someone to hold me,
And rock me through the night
This youthful heart can love you,
And give you what you need
This youthful heart can love you,
And give you what you need
But I'm too old to go chasing you around,
Wasting my precious energy
Give me one reason to stay here,
And I'll turn right back around
Give me one reason to stay here,
And I'll turn right back around
Because I don't wanna leave you lonely,
But you got to make me change my mind
Baby just give me one reason,
Give me just one reason why
Baby give me just one reason,
Give me just one reason why
I should stay,
Because I told you that I loved you,
And there ain't no more to say
(il testo l'ho preso in prestito da qui)
Give Me One Reason
Give me one reason to stay here,
And I'll turn right back aroundGive me one reason to stay here,
And I'll turn right back around
Because I don't wanna leave you lonely,
But you got to make me change my mind
Baby, I got your number,
And I know that you got mine
But you know that I called you,
I called too many times
You can call me baby,
You can call me anytime,
But you got to call me
Give me one reason to stay here,
And I'll turn right back around
Give me one reason to stay here,
And I'll turn right back around
Because I don't wanna leave you lonely,
But you got to make me change my mind
I don't want no one to squeeze me,
They might take away my life
I don't want no one to squeeze me,
They might take away my life
I just want someone to hold me,
And rock me through the night
This youthful heart can love you,
And give you what you need
This youthful heart can love you,
And give you what you need
But I'm too old to go chasing you around,
Wasting my precious energy
Give me one reason to stay here,
And I'll turn right back around
Give me one reason to stay here,
And I'll turn right back around
Because I don't wanna leave you lonely,
But you got to make me change my mind
Baby just give me one reason,
Give me just one reason why
Baby give me just one reason,
Give me just one reason why
I should stay,
Because I told you that I loved you,
And there ain't no more to say
(il testo l'ho preso in prestito da qui)
martedì 22 gennaio 2013
Strappi - ci risiamo
Questo qua è un post che avevo già scritto, ma dato che me lo ritrovo sempre -ahimé- attuale, lo ripiazzo qua. E non so come si fa a condividerlo, quindi ci faccio un post-clone!
Eh son narcisa, lo so.
Credo sia un po' come con un paio di pantaloni, sai Popi?
Mh? [solleva la testa dal giornale appoggiato al tavolo, nel quale era immerso nella lettura di un articolo sull'estinzione delle formiche a causa dell'effetto serra]
un paio di pantaloni. Hai presente quando si strappano sul cavallo?
Si, ho presente Pomi [si puntella sul gomito, pur senza chiudere il giornale, e assume un'aria vagamente interessata]
eh. Penso sia un po' quella cosa lì. O comunque, tutta una faccenda di rattoppi.
Di cosa stai parlando, Pomi?
[imperturbabile, continua] fai il primo strappo, e ricucire tutto non è un problema. Tanto più se è piccolo. Che poi è difficile che si faccia uno strappo grande dal nulla, no? Strap! O era un materiale di merda, diciamolo, o si vedeva che si aveva iniziato a strapparsi. E allora dagli che ricuci. Può essere una sfida, può impegnarti, ma non è impossibile. E insomma, non dovrebbe essere così complicato riparare uno strappo, no?
Pomi, ti ho riparato dodici paia di jeans strappati sul cavallo, e dopo un mese ciascuno hai dovuto buttare tutto perché gli strappi continuavano a riaprirsi.
Il problema è dopo, dopo lo strappone riparato. Non lo cancelli. Resta lì, bastardo. E tira per riaprirsi. È così difficile trovare bravi sarti, al giorno d'oggi
Grazie, sai
e allora se si riapre? Altro filo altra corsa, via un rattoppo sul rattoppo. E sembra comunque che non ci sia, se è fatto bene. C'è, ma non si vede. E chi se ne frega se l'essenziale è invisibile agli occhi. Questo non è essenziale. È invisibile comunque, ma non essenziale. E se si aprono altri strappi? Se [tono tragico] consumi [ritorno al tono concitato ma normale] la cosa fino a lacerarla il più parti, frammentarla?
Pomi, io continuo a non seguirti, sai
Avanti, avanti, rattoppi su strappi nuovi, rattoppi su rattoppi. Il tutto per non buttare via niente. Ecco! Posso dire che resisto perché non sono consumista! Promuovere una nuova dottrina di comportamento basata sull'ecologismo sentimentale, bella roba, no? Non butto via niente, ma cerco di arginare e riparare per evitare sprechi di relazioni! Comunque, non c'è problema, secondo me.
Splendido
Non c'è problema finché non finisce il filo che usi per riparare.
[Popi, che aveva riabbassato la testa sul giornale, sospira e ha un piccolo cedimento a livello dell'articolazione del gomito sinistro]
Allora là son cazzi. O ne trovi uno nuovo, ma non avrà mai la stessa identica tonalità di quello precedente -è sempre così, quando devi ricucire: hai quei venti centimetri scarsi di filo dello stesso identico colore dell'altra stoffa, ovviamente lo finisci a metà lavoro e non c'è merceria in cui riesci a reperire un nuovo rocchetto di quella tonalità- e allora il rattoppo si vede. O pensi a trovare una soluzione con il passare del tempo. E intanto lo strappo si allarga. Pensi che andrai a cercare il filo domani, e intanto i punti che avevi cucito saltano. Poi domani c'è la nonna che sta male. Il cane ha vomitato sul tappeto e il gatto sul tavolo. La pentola di uova bruciate da pulire. E ciao filo. Dopo un mese ritrovi il lavoro lasciato a metà e lo butti via. Che angoscia. [si siede con uno sbuffo sulla prima sedia] Escludendo la possibilità di avere a disposizione un ottimo sarto, posso dire di essere rassegnato a questa conclusione. A meno che non disponga di un rocchetto di filo rosso infinito. Ma non c'è niente di infinito! Esiste forse qualcosa di infinito, Popi?
La mia pazienza.
È poco funzionale alla questione. Che poi, se avessi un rocchetto infinito, finirei per trovarmi a costruire un qualcosa tutto di filo. E sarebbe filo mio, Pomi, capisci? Non saprebbe più qualcosa fatto assieme. Sarebbe solo mio! Riparazioni su riparazioni, strenui tentativi di non buttare via nulla.
Pomi, prendi un cioccolatino.
No, grazie Popi. Ho lo stomaco chiuso. [si alza ed esce dalla cucina]
o cucito? [urlando, senza rialzare la testa dal giornale]
[la replica di Pomi non è riportabile per questioni di registro linguistico non appropriato]
mercoledì 16 gennaio 2013
Ti amo, ma non a te.
Questo racconto è privo di riferimenti a cose, luoghi, persone eccetera eccetera, come tutti i miei racconti.
Parlo piuttosto di cose miei, personali, e scusate il narcisismo.
Parlo piuttosto di cose miei, personali, e scusate il narcisismo.
Margherita lo sa, lo sa da tanto, che negli appunti di Stefano non deve mettere il naso. Lo sa, ma lo fa lo stesso. La curiosità, dicono, è donna, e così è Margherita: donna, anche se da poco. Donna, e lo è diventata anche grazie a lui, grazie al suo Stefano. Stefano di qua, Stefano di là. Neanche Michelangelo, il fratello maggiore di Margherita, ne può più sentir parlare: Stefano è dappertutto. Ormai è un Margherita e Stefano perpetuo. E lei non riesce a lasciarlo un attimo che si sente già sola e lo chiama. “Amore mio”.
Ragazza bella, con gli occhi tristi, non cercare quello che non vuoi sapere, non guardare dove non vuoi vedere. Ragazza bella, con gli occhi tristi, non lo fare.
Un'agenda è aperta tra le sue mani; le parole le scivolano veloci sotto gli occhi, come l'inchiostro ha strisciato sulla carta, allora, -cos'è, quanti anni fa?-: Margherita sa bene cosa vuole trovare, così com'è certa che non ci sarà -non può essere-. La costringe a farlo una forma di masochismo psicotico, la obbliga a una ricerca di certezze nelle assenze -Margherita, non lo capisci che dipendi da tutto fuorché da te!-. Sa che non ci sarà, lo s...
Ed è solo la seconda pagina: il freddo le invade la testa e cade nei polmoni, le invade il cuore, le congela lo stomaco. Solo una frase, primo pugno. Rialzati, Margherita; rialzati, non è niente. Lecca le ferite, veloce, e continua. Non fermarti. Cerca, scava, scandaglia i fondali delle tue paure. Ferisciti, colpisciti, fatti del male, devi sanguinare, Margherita!, e poi rialzati, più forte di prima. Scardina la paura, il sospetto, il dubbio.
Distruggili, come loro distruggono te.
I fogli girano, veloci: le frasi saltano: non c'è il soggetto che cerca, il verbo che vuole. Via, via, velocemente, senza perdere tempo. Avrai il momento per dolerti quando avrai trovato ciò che, lo sai, dai, non può esserci. Margherita indugia su un avverbio, si lascia incantare da un aggettivo, da un pensiero, una parola. Legge, ma poi ricomincia la corsa. Abbevera il cavallo, lo lascia riposare mentre lei controlla la pistola, poi via in sella, ricomincia la fuga dalla paura che la perseguita.
Ragazza bella, con gli occhi tristi, non cercare quello che non vuoi sapere, non guardare dove non vuoi vedere. Ragazza bella, con gli occhi tristi, non lo fare.
Ventisettesima pagina.
“ti amo”
non è per lei.
Margherita continua a leggere
e
ogni
lettera
è
un
graffio
al
cuore
che la lacera nel profondo
e la brucia di ghiaccio.
L'inchiostro le annerisce i pensieri: sale attraverso gli occhi a oscurarle il cuore, le membra, l'anima. Sente freddo, sente il respiro che manca, sente i frantumi delle speranze e delle certezze che credeva di avere in mano, ora esplose, che la feriscono ovunque; la pelle sanguina, ma sanguina dentro, e fuori è così liscia, come può esserlo, così li
“ti amo”
“ti amo”
“ti amo”
Cinque lettere, tre vocali, due consonanti, uno spazio: l'eco della sua gioia, della passione inarginabile che la travolge sempre si trasforma in un ululato selvaggio che la sbriciola, la strema, la lascia senza fiato mentre annega nella tristezza che risale: eccola, ritorna, era scemata, era sparita da tempo, era sconfitta, ma ora ritorna, ritorna e la soffoca, la distrugge, la corrode, le disperde i pensieri in un soffio di vento ghiacciato.
Ragazza triste, dagli occhi belli, non lo cercare, non lo trovare. Ragazza triste, dagli occhi belli, non lo fare.
Margherita è svuotata, è di sasso. Stefano, seduto al suo fianco, legge con lei, sordo allo stridere che la tortura, cieco al freddo che la divora.
Margherita soffoca, la nausea sale. Il suo corpo non le risponde: lei pensa, ricerca le forze e la ragione: “era anni fa, era anni fa, era anni fa, è finita, ci sono io, ama me, io amo lui, è finita, pensa ad adesso, ora, ora, io e lui, io e lui, io e lui”
ma non ce la fa, e il viso non riesce a reggere una maschera di piombo. Si contrae in una smorfia senza espressione, senza sangue a colorarla. Pallida, pallida; pallida come la tristezza che la perfora da ogni lato. Pallida come la nebbia di lacrime che sente dietro agli occhi. Pallida come la sua anima, che le pare così scialba.
Margherita è impietrita; fredda, dura, prosciugata. Disanimata.
Stefano, al suo fianco, legge e ricorda.
Margherita sente il suo amore, silenzioso, scivolare fuori dalla porta.
Si volta a guardarlo.
Il blocco di ghiaccio nel suo petto ha uno spasmo.
“Amore mio”.
lunedì 14 gennaio 2013
Non al denaro, non all'amore, né al cielo
Un pezzetto di matto
E sì, anche tu andresti a cercare
le parole sicure per farti ascoltare:
per stupire mezz'ora basta un libro di storia,
io cercai di imparare la Treccani a memoria,
e dopo maiale, Majakowsky, malfatto,
continuarono gli altri fino a leggermi matto.
E sì, anche tu andresti a cercare
le parole sicure per farti ascoltare:
per stupire mezz'ora basta un libro di storia,
io cercai di imparare la Treccani a memoria,
e dopo maiale, Majakowsky, malfatto,
continuarono gli altri fino a leggermi matto.
mercoledì 9 gennaio 2013
son cose che capitano.
Me
in cucina.
Fase
uno: estraendo gli ingredienti dalla credenza, il sacchetto di farina
si schianta sul pavimento. L'aspirapolvere nuovo si intasa e soffoca
durante la cerimonia della pulizia.
Fase
due: manca il lievito. prendere macchina, uscire di casa in direzione
supermercato più vicino.
Fase
tre: ritorno a casa con quaranta euro di spesa costituita da lievito
e sosia dell'aspirapolvere nuovo.
Fase
quattro: manca lo stampo.
Fase
cinque: caccia al tesoro senza bigliettini. Poco entusiasmante, ma
porta a risultato. Rinvenuto in cantina pacco di stampini lidl per
dolci natalizi kids, indicato per bambini di età superiore ad anni:
tre. Rientro nella fascia di età e mi accingo a proseguire.
Fase
sei: sacchetto dello zucchero bucato versa nella terrina quantità
doppia rispetto a quella indicata dalla ricetta.
Fase
sette: mescolare uova e zucchero con frusta automatica.
Fase
otto: indossare grembiule perché la frusta automatica schizza.
Fase
nove: aggiungere tutto il resto. anche il lievito, ma non
l'aspirapolvere.
Fase
dieci: la miscela si cimenta in provino per il ruolo di protagonista
per un possibile remake di “Blob – il fluido che uccide” e
tenta invasione del piano cottura. Pianifico resistenza e procedo.
Fase
undici: aspirante alieno viene costretto in micro-stampo lidl numero
uno.
Fase
dodici: durante il travaso, il micro-stampo non si rivela sufficiente
a contenere La Cosa. Con mano libera da terrina afferro stampo numero
due.
Fase
tredici: stampo numero due si presenta come teglia rotonda con
cerniera, la cui detta cerniera si rivela impossibile da chiudere.
Fase
quattordici: "paola, ti rendi conto che stai parlando con uno
stampo per dolci?"
Fase
quindici: blob lasciato momentaneamente senza sorveglianza gocciola,
riuscendo parzialmente nell'invasione-piano cottura.
Fase
sedici: mi accingo a versare il blob rimanente nello stampo numero
due dopo aver adattato alla meglio la cerniera. Solo dopo aver
iniziato a versare realizzo di non aver inserito carta da forno nello
stampo. Neanche in quello precedente.
Fase
diciassette: non riportabile causa registro linguistico
inappropriato.
Fase
diciotto: blob everywhere, anche sui miei occhiali.
Fase
diciannove: richiesta di aiuto.
Fase
venti: arrivano i rinforzi. Fratello di anni: quattordici, giunge in
cucina armato di mocio vileda. Ha inizio la battaglia.
Fase
ventuno: conta dei feriti. Mestolo preferito della mamma spezzato in
due viene fatto sparire assieme al cadavere del primo aspirapolvere.
Fase
ventidue: mancano le forbici. La carta da forno viene strappata a
mani nude in brandelli dalle forme freudianamente interpretabili.
Fase
ventitre: travaso number two. Blob appare finalmente innocuo e mi
fissa. Pur sapendo essere una tattica, decido di far finta di niente.
Fase
ventiquattro: inserimento nel forno.
Fase
venticinque: "lievita, bastardo, lievita!"
Fase
venticinque: l'impasto esegue gli ordini e deborda dallo stampo.
Fase
ventisei: rassegnazione a meno venti minuti da fine cottura.
Fase
ventisette: rinascita speranza a meno cinque da fine cottura.
Fase
ventotto: a cottura terminata, la risorta speranza si sucida vedendo
il fondo del forno imbrattato di blob sogghignante e fumante.
Fase
ventinove: estraendo la teglia rotonda dal forno, la cerniera si
apre.
Fase
trenta: blob impara a volare in direzione: “secchio dell'umido”.
Me
non più in cucina.
venerdì 4 gennaio 2013
trimoleskin
Sempre della serie "vantiamoci", altre due immagini moleskine. Queste sono dalla seconda agenda -cioè gennaio 2011. Diciamo che è per festeggiare il loro secondo compleanno!
domenica 30 dicembre 2012
fiaba moderna
Popi, mi racconti una
storia?
Va bene.
Bella, però!
D'accordo.
C'era una volta una
ragazza bellissima. Un giorno il suo fidanzato, che lei amava
moltissimo, dovette partire per la guerra. Avrebbero dovuto sposarsi,
ma il matrimonio venne annullato.
Passarono i mesi. Il loro
paese era sempre più povero a causa della guerra, ma fortunatamente
lei apparteneva a una famiglia benestante e non soffrì mai la fame.
Fu invece buona e generosa, aiutando i poveri e portando loro da
mangiare. Il dolore di quella povera gente attutiva le sue pene
d'amore, e le faceva dimenticare momentaneamente il suo amato. Ogni
tanto le arrivavano delle lettere, che la facevano tanto piangere di
gioia e tristezza.
Un giorno arrivò la
notizia che la guerra era finita.
Da quel momento la
ragazza bellissima iniziò ad aspettare il suo amato, piena di
speranza. Ogni giorno, la mattina presto, infornava dei biscotti a
forma di cuore. Per accoglierlo con tutto il suo amore, pensava. Per
fargli una sorpresa.
Ogni sera, i biscotti
erano ancora tutti lì, in un cestino con un tovagliolo rosso. Allora
lei li portava alla casa dei poveri, dove venivano mangiati con gioia
dai suoi amici.
Giorno dopo giorno, il
paese rinasceva. La sua famiglia era ancora benestante e lei sempre
bellissima, anche se con qualche anno in più. Continuava a fare i
biscotti e a portarli, la sera, alla casa dei poveri, che ormai era
quasi vuota. Le lettere avevano smesso di arrivare, ma giravano delle
voci sul fidanzato infedele della ragazza bellissima.
Lei non volle mai
ascoltarle, e continuò a fare i biscotti ogni giorno, aspettando
sempre il suo amore.
Ma è una storia
bruttissima!
Aspetta di sentire il
finale. Un giorno, stanca di impastare biscotti, decise che era il
momento di chiedere a qualcuno di farli per lei. Assunse delle
aiutanti, e, dato che la casa dei poveri del paese era ormai vuota,
iniziò a vendere i loro prodotti al mercato.
Qualche anno dopo, quando
la fama dei suoi dolci si era sparsa in tutta la zona, comprò un
capannone, ci mise dentro le aiutanti. Iniziò a produrre i biscotti
in larga scala, chiamò l'azienda “Waiting for... Breakfast” e
divenne milionaria.
Ora ha una casa con
piscina, le scarpe col tacco e cento camerieri al suo servizio.
Continua a fare un sacco di beneficenza e dà grande importanza al
benessere delle donne che lavorano nelle sue fabbriche.
E il suo primo amore?
Lui tornò, quando si
sparse la voce che era diventata ricca davvero.
E lei?
Lei gli lanciò una delle
sue scarpe col tacco appena comprate. E lo infilzò nel cuore! Poi
sposò un miliardario che aveva quarant'anni più di lei e che la
aiutò ad espandere il suo commercio di biscotti in tutto il mondo,
facendo diventare la “Waiting for... Breakfast” una
multinazionale ricchissima. Lui poi morì e le lasciò in eredità
tutto il suo capitale.
Popi, a me sembra ancora
una storia bruttissima.
Dipende dai punti di
vista, Pomi... Dipende dai punti di vista...
venerdì 21 dicembre 2012
Insipido
Pomi? [in cucina]
Mhmh? [brandisce una tazza di the tiepido]
Ma... Cos'ha di buono?
Non saprei, è abbastanza insulso ma mi piace berlo quando sono triste. [scuote appena la tazza in direzione di Popi]
No, cosa ti piace in lui che ti ci fa restare assieme?
Ah.
...
...
Allora?
... Una volta ho letto in un libro che se si sanno dire i motivi per cui si ama qualcuno, non è vero amore.
Bella risposta!
Sì, ma quel libro non mi è piaciuto.
...
...
E quindi?
Quindi penso di dover ascoltare il cuore e quelle cose là.
E cosa ti dice il cuore?
Non ne ho idea, Popi... Non ne ho proprio idea.
...
...
... Te lo dico io cosa ti dice, Pomi. Dice: "quel the fa schifo". Andiamo a fare due passi, adesso.
mercoledì 19 dicembre 2012
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